Sana Finestra

Il problema della muffa risolto, quasi gratis.

Scopri in questo articolo come ho risolto un problema di muffa senza vendere un prodotto. Grazie al Metodo Sana Finestra, creato appositamente per aiutare le persone senza la necessita di vendere finestre o altro, riesco a risolvere i problemi più comuni legati ai serramenti. Leggi tu stesso la storia accaduta ad una mia cliente. Buona lettura.
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La storia che stai per leggere è abbastanza comune tra molte persone sopratutto dopo che hanno provveduto alla sostituzione degli infissi di casa.

In questo caso specifico però, si tratta di una situazione che era già piuttosto difficile prima ancora che loro intervenissero sui serramenti.

Una volta eseguiti i lavori sulle finestre, il problema si è pericolosamente accentuato e la situazione è precipitata.

Questa famiglia si è trovata a vivere in una casa completamente immersa nella muffa, una situazione difficile e pericolosa, che cercavano di affrontare utilizzando i classici rimedi delle nonna.

Tutto parte da qui

Ci troviamo a Laglio, sulle rive del Lago di Como, un paese ormai diventato famoso perché ha la fortuna di avere un cittadino onorario come George Clooney.

Nella villa principale, di proprietà del divo di Hollywood, si sono negli anni avvicendati moltissimi personaggi illustri, ultimo tra tutti l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

Il paese di Laglio, confina con il mio paese natale ed è a 5 chilometri da dove risiedo attualmente.

Mi reco a Laglio praticamente ogni giorno da 6 anni a questa parte, per accompagnare i miei figli a scuola.

Proprio di fianco alle scuole, spesso mi trattengo a bere un buon caffè in un nel piccolo bar del mio cliente Andrea.

Andrea è un ex geometra che lavorava per un’impresa edile locale e che per questo suo passato, viene spesso interpellato da chi ha necessita di tipo edile.

Da Luciano Bottega e Caffè è il nome del suo locale, che è la trasformazione della macelleria di suo padre in un piccolo bar nel quale è possibile acquistare ottimi salumi e altri prodotti tipici locali, il tutto affacciato direttamente sul Lago di Como che dista solo pochi metri dal locale.

L'incontro con Gioia

Mentre mi trovavo all’interno del piccolo bar, in una fredda mattina del mese di ottobre, nel 2019, sento che Andrea sta parlando con Gioia.

Non sono certo uno che ascolta gli affari degli altri, ma per deformazione professionale la parola finestre attira sempre la mia attenzione.

Perché era proprio di finestre che stavano parlando, di finestre e di muffa.

Mentre bevevo il mio caffè e sfogliavo il giornale locale, ad un certo punto Andrea dice: “Chiediamo a lui che è serramentista, magari sa come aiutarti!”

Di seguito mi presenta Gioia e iniziamo a parlare della sua situazione.

Le chiedo si piegarmi bene qual è il problema della sua casa, in modo da avere una serie di informazioni che mi possano consentire da capire meglio la questione.

Gioia esordisce con: “Ho appena cambiato le finestre e ho la casa piana di muffa!”

Al che le chiedo dove si trova questa muffa, cercando di capire se è comparsa subito dopo la posa dei serramenti e magari intorno alle finestre, oppure se è muffa che è uscita in altri angoli della casa.

Gioia mi dice che la muffa è comparsa un po’ ovunque in casa, sia intorno alle finestre, sia sugli angoli delle pareti della casa.

E poi aggiunge che in verità, in casa sua la muffa è sempre stata una costante presenza anche se, l’intervento sulle finestre, ha accentuato la cosa.

Mi dice inoltre che lei e suo marito avevano deciso di intervenire sulle finestre, appunto per provare a risolvere quel problema di muffa persistente che avevano in casa.

Le prime considerazioni

Dopo queste prime informazioni spiego a Gioia che normalmente la sostituzione degli infissi peggiora la situazione.

Infatti è molto frequente che in case dove magari non c’è mai stata muffa, ci si ritrovi a vederla comparire proprio dopo aver sostituito la finestre.

Mentre in situazioni dove già la muffa è presente, il cambio degli infissi può contribuire a accentuare il problema.

Per questo motivo quello che facciamo con Sana Finestra in fase di primo contatto con un potenziale cliente, è capire in che tipo di casa si dovrà lavorare.

Ma di questo ti parlerò più avanti, per ora procediamo con la nostra storia.

Dunque, eravamo rimasti al fatto che Gioia mi ha raccontato che in casa sua la muffa è sempre stata protagonista.

A quel punto le chiedo: “Ma il serramentista non ti ha detto niente?”

“Se in casa tua la muffa c’era già, avrebbe dovuto metterti al corrente che cambiando i serramenti, senza prevedere particolari accorgimenti, avrebbe solo peggiorato la situazione.”

Gioia mi dice che il serramentista non gli ha detto niente di tutto ciò e mi chiede se io ho la possibilità di aiutarla in qualche modo.

Io non mi sbilancio, non conosco ancora bene la situazione, ma quel che so è che di certo, se ha già sostituito le finestre, non si può più tornare indietro.

A quel punto mi offro per fare un sopralluogo a casa sua e ci accordiamo per il mattino successivo, visto che sarei stato di nuovo lì, dopo per portare i bambini a scuola.

Il sopralluogo

Arrivo a casa di Gioia alle 8,45 di una mattina di ottobre e mi rendo subito conto di una situazione piuttosto seria.

La zona in cui si trova la sua casa non è per nulla in una posizione ottimale.

Si trova addossata ad una piccola vallata, si tratta di uno dei molti torrenti presenti in ogni paese della zona, e che, tra le montagne, scaricano l’acqua a lago quando piove.

La casa ha il lato principale, con le finestre di camere e soggiorno esposte tutte su un lato, tra l’altro rivolto a nord, mentre un secondo lato dove si trova la cucina e l’ingresso sono rivolte ad est, ma parzialmente in ombra a causa di un edificio adiacente.

Gli altri due lati sono uno completamente contro terra, mentre l’altro confina con un’altra proprietà.

Entrando in casa vengo letteralmente assalito dall’odore di muffa.
L’odore è molto forte e difficile da sopportare.

Gioia mi mostra subito il contorno della porta d’ingresso e la cucina, mi dice che quest’ultima era appena stata trattata con il classico rimedio della nonna a base di candeggina, ma che la situazione muffa stava comunque tornando a ripresentarsi.

Poi passiamo al soggiorno, dove cera tra l’altro un armadio a muro incassato nella parete, da cui usciva, il solito forte odore di muffa.

Passiamo poi alla camera delle figlie, la cui situazione è stata quella che mi ha colpito di più.

Si trattava di una camera non eccessivamente grande dentro la quale le figlie di Gioia, ormai adolescenti passavano gran parte delle loro ore in casa, in una situazione molto poco salutare.

Mi ha molto colpito la cosa, perché da genitore ho cominciato a riflettere su tutti i possibili problemi di salute alla vie respiratorie a cui erano esposte queste ragazze.

Proseguiamo con il tour della casa e vediamo nell’ordine la camera padronale e il bagno, dove la musica ovviamente non cambiava più di tanto.

Uno dei particolari che colpiva di più erano le ante degli armadi lasciate aperte per fare in modo che potesse circolare aria all’interno degli stessi.

Le finestre

Arriviamo alle finestre, alla fine non si trattava di sostituzione delle finestre esistenti, ma solo di sostituzione dei vetri su infissi di almeno 50 anni.

Anche se in buone condizioni, costruite in legno di “douglas”,  queste finestre non avevano guarnizioni e avevano un semplice vetro singolo.

Con l’intervento di un loro amico vetraio, Gioia e il marito si sono fatti sostituire solo i vetri installando dei doppi vetri al posto dei vetri singoli.

Sebbene senza un eccessivo miglioramento dell’isolamento termico, il doppio vetro aveva comunque contribuito ad aumentare la trasmittanza termica dell’infisso originale.

Questa situazione, anche se non esageratamente efficace dal punto di vista del risparmio energetico, era però peggiorativa a causa di un ulteriore trattenimento dell’umidità interna.

Tra l’altro, il fatto che le finestre non avessero guarnizioni perimetrali, favoriva degli spifferi che incanalavano le correnti della vallata, facendole arrivare sul muro di contorno delle finestre.

Questo fenomeno, raffreddava il muro oltre il punto di rugiada, facendo poi comparire, anche in questa zona, la muffa.

In ultimo, trattandosi già di una casa piuttosto umida di suo, Gioia aveva in cucina una cappa filtrante e non aspirante, e questo comportava che tutto il vapore prodotto dalla cottura dei cibi, rimanesse dentro casa aumentando ulteriormente il tasso di umidità.

Per capirci, una cappa aspirante prende il vapore e gli odori prodotti dalla cottura dei cibi e li porta in esterno attraverso un tubo.

Mentre una cappa filtrante prende solo gli odori dei cibi, li filtra attraverso speciali filtri a carboni attivi, e immette successivamente l’aria dentro casa, senza però che questa sia ricambiata con aria più secca.

La prima soluzione

Al di la dell’aver accertato la natura del problema, era necessario capire per bene come la famiglia di Gioia vivesse dentro casa, le loro abitudini e il loro stile di vita dento casa.

Così cominciai a prendere appunti circa questi particolari in modo da unire tutte le tessere del puzzle.

Cercai di capire quando e quanto venisse ricambiata l’aria in casa aprendo le finestre, quante persone abitavano la casa e per quante ore, e tutta un’altra serie di informazioni che ritenevo utili alla mia diagnosi.

Gioia mi racconta che ricambia spesso l’aria in casa, specie al mattino dove lascia aperte le finestre per diversi minuti.

Dopo aver raccolto le informazioni per me necessarie offro a Gioia la possibilità di posizionare, per una settimana, un rilevatore di umidità in modo da monitorare la situazione.

Dopo la settimana di monitoraggio con i dati raccolti le avrei potuto dare le indicazioni necessarie per cercare di risolvere la situazione.

Il monitoraggio mi avrebbe permesso di creare per loro una relazione che avrebbe analizzato il problema e avrebbe dato indicazioni per risolvere il problema.

Chiaramente il monitoraggio e la relazione, che comportano un certo impegno di tempo era offerta a pagamento.

Gioia ne parla al marito e successivamente mi conferma la loro volontà di procedere.

Il monitoraggio

Il 25 ottobre 2019, codifico il Data Logger e lo porto a casa di Gioia, lo posiziono in soggiorno e lo lascio li a registrare i dati.

Una settimana dopo ripasso da Gioia, ritiro il rilevatore di umidità e scarico il grafico con i dati sul mio pc.

L’analisi dei dati è implacabile, umidità sempre tra il 78% e l’87,5%, una situazione grave e più che difficile da gestire.

La relazione

La relazione parte illustrando l’attuale situazione della casa, prosegue con le rilevazioni eseguite e l’analisi dei dati, spiega il perché si forma la muffa, le conseguenze e i danni che questa porta, e infine da indicazioni su cosa è possibile fare per risolvere i problemi.

L'analisi dei dati

Nel grafico qui sopra, la linea BLU mostra il tasso di umidità relativa misurato dentro casa, la linea ROSSA mostra la temperatura rilevata, mentre la linea VERDE indica il punto di rugiada.

Le rilevazioni, cominciate venerdì 25 ottobre intorno alle 9 del mattino, sono terminate mercoledì 6 novembre, sempre intorno alle 9 del mattino.

La linea BLU, quella dell’umidità relativa, oscilla tra un minimo del 78% e un massino del 87,5%.

Il grafico rileva che il 24 ottobre alle 15,00, con 21 gradi dentro casa, l’umidità era a 85%, con un punto di rugiada a 18,4 gradi.

Il 25 ottobre, alle 8,52 viene rilevato sicuramente un ricambio d’aria che ha portato l’umidità al 79%, con una temperatura interna a 20 gradi e un punto di rugiada a 16,2 gradi.

La rilevazione evidenzia picchi di umidità in serata, intorno alle 21, dove probabilmente tutti e 4 i componenti della famiglia sono in casa e dove quindi il tasso di umidità prodotto dalla respirazione contribuisce ad alzarne il livello.

Considera che, le 4 persone, due adulti e 2 adolescenti, oltre al loro cane, stando in casa dalle 12 elle 14 ore, dalla sera al mattino, producono complessivamente dai 9 ai 12 litri circa di acqua sotto forma di vapore.

Questo vapore condenserà successivamente sui muri e col tempo si trasformerà in muffa.

Nell’orario in cui tutti i componenti del nucleo famigliare si trovano in casa, con 21 gradi di temperatura, l’umidità varia da un minimo di 85%, ad un massimo di 87,5% , con un relativo punto di rugiada che va da un minimo di 18,4 gradi, ad un massimo di 19,2 gradi.

Il giorno in cui è stato ritirato il rilevatore, alle 8,52 c’era già umidità al 80,5%, con un temperatura di 19,5 gradi e un punto di rugiada a 16,1 gradi.

Per capire meglio il fatto che questa situazione sia altamente dannosa, considera che il tasso di umidità ideale in un appartamento, o in una casa, non dovrebbe superare il 60%.

Questa è la condizione massima ammissibile dentro casa con un temperatura interna di 20 gradi, che è quella massima prevista per legge, e una temperatura esterna a 0 gradi, e rappresenta il parametro di riferimento previsto da ASL.

La mia soluzione

La soluzione che ho proposto per evitare l’accumulo dell’umidità in casa, è stata quella di realizzare un valido ricambio d’aria, automatico e continuo.

Solo in questo modo è possibile risolvere il problema e allontanare efficacemente non solo l’umidità che viene prodotta all’interno della casa, ma anche l’eliminazione di tutte le altre sostanze inquinanti che si trovano al suo interno.

Senza procedere ricambiando l’aria in casa in adeguata quantità e con sufficiente frequenza, il rischio è quello di trovarsi a respirare sempre la stessa aria, che conterrà sempre meno ossigeno e sempre più anidride carbonica.

Per questo, per creare un corretto ricambio d’aria in casa, il metodo più indicato è quello di installare sistemi di ventilazione forzata, “VMC = Ventilazione Meccanica Controllata”, con i quali è possibile regolare i ricambi d’aria automaticamente in base alle abitudini degli occupanti, anche in funzione delle singole preferenze.

Generalmente i sistemi di VMC più prestazionali hanno rendimenti di recupero del calore che vanno dal 80 al 90% anche in funzione della velocità dell’aria, perché più il flusso d’aria è lento e maggiore è il rendimento del sistema di recupero di calore.

Con un sistema di ventilazione meccanica controllata con scambiatore termico, che recupera il calore al 90%, l’aria estratta che poniamo possa essere a 20 gradi, verrà purificata e immessa di nuovo in casa a circa 18 gradi grazie al lavoro dello scambiatore.

Questi soli 2 gradi di differenza non saranno percepibili, grazie al fatto che l’ambiente interno è comunque già caldo e questo porterà enormi benefici al comfort abitativo e alla bolletta energetica.

I sistemi di VMC più moderni hanno dei consumi di energia elettrica molto bassi perché a fronte di pochi watt elettrici impiegati per far funzionare le ventole e i sensori, si possono recuperare molti watt termici, nell’ordine delle decine di volte tanto.

Un’altro consiglio, solo complementare alla ventilazione meccanica controllata è stato quello di suggerire di dipingere le pareti con una pittura a base di calce naturale.

La calce ha proprietà caustiche che eliminano la muffa e ne impedisce la riformazione.

La calce è ecologica perché il prodotto finito è salubre, non ha alcun impatto negativo sulla salute umana e può essere considerato un prodotto edile ecologico, perché sicuro per l’uomo e per l’ambiente.

Le conclusioni

In sostanza ho consigliato a Gioia di procedere subito per verificare come mettere in atto le due soluzioni prospettate e cioè la pittura a base di calce e la macchina, o le macchine, per la ventilazione meccanica controllata.

Ho consigliato inoltre di individuare un buon termo tecnico che potesse calcolare, in funzione dei metri quadrati dell’appartamento e dei dati contenuti nella mia relazione, la soluzione più adatta per risolvere il problema.

Il risultato

Grazie alla mia relazione, ad oggi, Gioia e la sua famiglia hanno potuto risolvere il loro problema.

Il processo non è stato veloce e nel frattempo ogni tanto scrivevo a Gioia per capire come si stessero muovendo.

Fino a che, un bel giorno, ricevo un nuovo messaggio da Gioia che, confesso, mi ha rallegrato la giornata.

Ecco lo screen del messaggio:

Come puoi leggere tu stesso, la situazione è stata risolta e Gioia scrive chiaramente che è stato grazie alla mia relazione che hanno potuto trovare la soluzione al loro problema.

La differenza

Non so se lo hai notato, ma in questa storia c’è un particolare che ritengo sia molto importante e che differenzia me e Sana Finestra da ogni altro mio collega.

Quello che facciamo per prima cosa in Sana Finestra è aiutare le persone a trovare una soluzione ai loro problemi, senza per forza dover vendere qualcosa.

Vedi, quello che troverai nella maggior parte dei venditori di finestre che ti offrono la loro consulenza e il loro supporto, è finalizzato a vendere le loro finestre.

Chiaramente tutto questo è piuttosto normale, dal momento che se uno vende infissi, è proprio vendendo che tira a campare.

Anche noi di Sana Finestra in fondo campiamo vendendo finestre, ma creando il Metodo Sana Finestra abbiamo scelto di mettere le persone che entrano in contatto con noi prima nella condizione di avere tutte le informazioni necessarie.

In questo modo le lasciamo libere di scegliere autonomamente, in base alle informazioni che gli abbiamo dato, se ricevere o meno un’offerta economica da parte nostra.

Quindi solo in un secondo momento eventualmente offriamo la vendita di un prodotto.

Il caso di Gioia ne è la prova, avrei potuto prendermi in carico la soluzione totale del problema, utilizzare il mio termo tecnico di fiducia, fare un’offerta economica, vendere il progetto del lavoro e le macchine per la VMC, guadagnando sia sulle macchine che sulla loro installazione.

Invece l’unica spesa che ho fatto fare a Gioia nei miei confronti è stata quella della relazione, che è costata poche decine di euro.

Dandogli questa relazione le ho motivato il problema e le ho suggerito la soluzione mettendo in condizione lei e suo marito, di capire come potersi muovere.

Alla fine Gioia e la sua famiglia hanno scelto in autonomia senza forzature, ma solo sulla base di un documento serio e dettagliato e non solo in funzione di un sentito dire.

La relazione ha anche aiutato il termo tecnico a scegliere le macchine più adeguate al ricambio d’aria necessario.

Il Metodo Sana Finestra

Nel Metodo Sana Finestra quindi, l’obiettivo principale è quello di metterti in condizione di acquistare finestre che ti possano portare reali vantaggi evitandoti di buttare soldi al vento.

Per individuare l’infisso più adeguato è necessario analizzare attentamente alcuni particolari e partire da un progetto di intervento.

Con questo metodo lasciamo da parte il ruolo di venditori che tutti puntano a ricoprire, orientandoci invece ad essere prima di tutto dei consulenti, perché il Metodo Sana Finestra non è finalizzato a vendere per forza i miei infissi!

Il primo aiuto concreto posso dartelo con la GUIDA GRATUITA che ho scritto appositamente per aiutare le persone come te, che magari si stanno informando per acquistare nuove finestre.

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Per oggi è tutto!

Appuntamento al prossimo articolo.

Ciao e a presto.
Gianluca Ortelli

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